Gli speleo svelano i segreti della Fortezza sotterranea

Nuove immersioni nel Pozzo dei Frari per studiare il fenomeno e avere conferme sulla presenza del proteo e anche di un’acqua limpida e potabile di natura carsica



Nel ventre della Fortezza, a scoprire la “Gradisca segreta”. O, meglio, quella sotterranea. Sono riprese nei giorni scorsi le esplorazioni del cosiddetto Pozzo dei Frari (4911 VG) di Campiello Emo, che sino agli anni ’60 costituiva l’acquedotto municipale. Una cavità artificiale da tempo al centro delle attenzioni degli speleologi del centro ricerche Seppenhofer di Gorizia che più volte negli ultimi anni (la più significativa nel 2011) sono scesi nelle viscere del centro storico cittadino. Presente alle operazioni anche l’assessore comunale ai Lavori pubblici e Ambiente, Alessandro Pagotto, che – nel sottolineare l’importanza scientifica della “spedizione” – si è adoperato affinché tutte le operazioni di monitoraggio avvenissero in completa sicurezza.

Il Pozzo dei Frari, dopo un primo tratto scavato artificialmente di circa 7 metri, intercetta una cavità naturale completamente allagata profonda altri 8 metri e dove negli anni passati è stato trovato anche il proteo. Il ritrovamento di questo anfibio ha una rilevanza notevole, sia a fini naturalistici sia speleologici. Innanzitutto la presenza degli anfibi conferma una volta di più il notevole potenziale carsico del sottosuolo gradiscano. Secondariamente, il ritrovamento dei protei sta a significare la presenza nel sottosuolo di Gradisca di un’acqua particolarmente pulita. Terzo, dimostra l’esistenza di un fitto reticolo di pozzi – forse anche comunicanti, certamente quasi tutto da scoprire – nel compendio della Fortezza edificata nel 1479.

Da queste premesse, gli speleologi, spinti dall’interesse di conoscere la provenienza delle acque sotterranee presenti nel Pozzo di Campiello Emo, hanno programmato un ciclo di studi e monitoraggi a lungo termine (il progetto da tempo va sotto il nome di “Gradisca Sotterranea”) che dopo un lavoro di osservazione e studio porterà senz’altro alla loro individuazione. Soprattutto le indagini saranno indirizzate a individuare delle possibili correlazioni delle acque sotterranee con il vicino bacino dell’Isonzo o la loro indipendenza da quest’ultimo.

«La vicinanza del Pozzo dei Frari con il corso dell’Isonzo non deve trarre in inganno: l’acqua presente sul fondo di questa cavità è acqua di origine carsica. Limpida. Potabile. Attinta da una falda acquifera carsica pertanto non in collegamento con il vicino fiume» questa è la tesi che gli speleologi dovranno dimostrare alla fine dei monitoraggi. Il ritrovamento del proteo avvenuto lungo una frattura della roccia potrebbe dimostrare che le acque del pozzo provengono da fratture della roccia presente a più di 30 metri sotto il letto del fiume, per ricongiungersi chissà dove al territorio del vicino Carso. Il Pozzo dei Frari è il più importante di almeno nove pozzi che scompaiono nel ventre del sottosuolo gradiscano. Alcuni di questi, purtroppo, nel corso degli anni son stati chiusi e quindi, attualmente, impossibili da esplorare e se qualche vecchio gradiscano ricorda ancora di aver notato la presenza del proteo in qualcuno di essi, la cosa non potrà mai essere verificata. Ai monitoraggi hanno preso parte il geologo Federico Valentinuz, lo studioso ed esperto di carsismo Rino Semeraro, e gli speleologi Mauro Pincin, Maurizio Tavagnutti, Gino Marcigaglia del Seppenhofer. —



Riproduzione riservata © Il Piccolo