«I negazionisti ci sono ancora E oggi prevalgono al Nord»

«La mafia non s’infiltra, si radica. Io posso infiltrarmi a casa di qualcuno solo se questo non lo sa». Parola di Attilio Bolzoni, redattore di Repubblica, tra i più autorevoli giornalisti antimafia: «Si tratta di un’infezione che ha contagiato l’intero Paese, nonché l’Europa. A Milano, Roma, Bologna pensavano di esserne immuni. E ancora oggi esistono i “negazionisti”. Ma poi le inchieste...».
Bolzoni, come avviene il contagio?
Le mafie seguono i soldi. Il primo radicamento a Nord avvenne nel ’63, quando il ministro Rumor istituì il confino obbligato per mafiosi, dopo una strage a Palermo. Seguirono centinaia di migrazioni, anche nel resto del mondo. Per anni c’è stata una sottovalutazione spaventosa da parte di prefetti, magistrati, questori, comandanti. Quando la Commissione parlamentare antimafia presieduta da Francesco Forgione rese pubblica la relazione sulla ’ndrangheta al Nord, Letizia Moratti e Sergio Chiamparino, all’epoca sindaci di Milano e Torino, minacciarono querele. La ragione? Era stato infangato il buon nome delle città.
La mano della mafia ha toccato pure il porto di Trieste.
Come a Genova. I porti hanno un’importanza strategica. Esistono anticorpi?
No. O, meglio, li hanno sviluppati i calabresi, i siciliani, i napoletani, per poter sopravvivere. Sono arrivato a Corleone nel ’79. Se si chiedeva in giro se ci fosse la mafia, tutti scappavano, nessuno rispondeva. Adesso invece lo ammettono. Oggi, ponendo la stessa domanda nelle periferie milanesi o nell’agro pontino, si ottengono le medesime reazioni dei corleonesi di quarant’anni fa. Un conto sono le chiacchiere dei politici, l’altra l’assimilazione culturale.
Qual è il ruolo del giornalismo d’inchiesta?
Il giornalista deve fare le sue inchieste. I tempi della giustizia sono più lunghi. Il giornalista inoltre ha più libertà di movimento: può raccontare il territorio. Molti aspettano le indagini della magistratura per scriverne, ma è un limite italiano. Non serve aspettare per scrivere. Moltissimi, poi, si voltano dall’altra parte. —
L.G.
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