Il padre e il figlio di tre anni erano abbracciatiquando l’albero ha schiacciato la loro tenda
Stale Nilds Hammer, 44 anni, e il figlio Dastrom, 3 anni e mezzo sono rimasti brutalmente schiacciati da un albero di grande fusto. Una famiglia distrutta nello spazio di pochi minuti. I coniugi norvegesi, coi loro quattro bambini, sono le vittime di quello che ieri è stato definito un «terremoto» della natura.
Al momento del suo culmine, quando la tromba d’aria e di acqua s’è abbattuta accanendosi ferocemente sul camping «Al Bosco» di Pineta, seminando l’angoscia tra i 550 turisti ospitati nella struttura ricettiva, la famiglia Hammer ha disperatamente cercato la fuga. Come tanti, l’altra notte, in quell’area diventata un vero e proprio «campo di battaglia».
La donna ha avuto la prontezza di recuperare i suoi tre bambini. È riuscita a uscire da quella «prigione» di teli. E nella fuga, sconvolta, deve aver gridato con tutto il fiato che aveva in gola affinchè il marito e l’altro piccolo di 3 anni e mezzo, rimasti ancora all’interno della tenda, guadagnassero quanto prima la via della salvezza.
Purtroppo padre e bimbo non ce l’hanno fatta. Il pesante albero è precipitato di netto proprio sopra la loro tenda, mentre fuori continuava a imperversare l’inferno di piante di grosso fusto che crollavano come birilli. In quell’inferno, l’uomo ha preso con sè il figlioletto e se l’è abbracciato forte forte. E così è rimasto, con il suo piccolo stretto al petto, per proteggerlo. Seppelliti insieme, quasi in un ultimo, estremo abbraccio d’amore, sotto il grande peso del tronco hanno trovato la morte.
Disperazione, il terrore negli occhi. Mentre il marito stava lottando con la morte, la donna ha raggiunto con tutte le forze che aveva in corpo, sfidando pioggia e vento battenti, l’ufficio del camping, assieme ai tre bambini portati in salvo. S’è rivolta al responsabile Francesco Grigolon, figlio del titolare Giorgio, per gridare il suo dramma, per chiedere aiuto. Era in evidente stato di choc.
L’operatore turistico, compresa subito la drammatica situazione, s’è precipitato alla tenda, posta all’interno del vasto camping di circa 3,5 ettari. Correva e, forse, sperava ancora nell’impossibile. Sotto le sferzate del vento e della pioggia, Francesco Grigolon ha raggiunto il luogo della tragedia. Ma una volta trovatosi davanti alla tenda, non ha potuto fare altro che rassegnarsi di fronte a quel tenero e tragico abbraccio di morte. Purtroppo, per il piccolo e il padre ormai non c’era nulla da fare.
Grigolon ha così atteso l’arrivo delle forze dell’ordine. Si sono subito mobilitati i soccorsi. Il camping era sconvolto dai colpi della natura che sembrava impazzita sradicando come grissini un centinaio di alberi secolari, sventrando camper, tende e tutto ciò che finiva sotto il suo «rullo compressore». A notte fonda le squadre dei vigili del fuoco e le forze dell’ordine erano al lavoro per mettere in sicurezza gli ospiti.
Un’ambulanza ha quindi caricato la norvegese coi suoi piccoli per trasferirla all’ospedale monfalconese di San Polo. Madre e figli sono stati sottoposti agli opportuni accertamenti. Fortunatamente sono rimasti illesi. Ieri i bimbi erano ricoverati al reparto di Pediatria, con la mamma sempre al loro fianco.
Francesco Grigolon ieri ha raccontato un «film» da fine del mondo. «La donna - ha spiegato ieri mattina, evidentemente provato - si è precipitata urlando e piangendo in ufficio. A quel punto, sono corso alla tenda, sotto la pioggia battente. Ma quando sono arrivato, purtroppo, era finita: ho visto quell’uomo con il suo bambino in braccio schiacciati sotto l’albero».
La famiglia Hammer era giunta a Pineta da quattro giorni. Per loro era la prima vacanza al camping. L’operatore turistico non ha parole per spiegare la tragedia. Quei due morti, e un friulano, Claudio Stellin, 62 anni, gravemente ferito. Dolore, rabbia e l’impotenza di fronte alla violenza della natura. «È tutto distrutto - ha aggiunto Grigolon - solo il ristorante è rimasto in piedi. L’altra notte abbiamo accolto 150 ospiti nella struttura dove abbiano fornito thè e generi di ristoro. È 56 anni che gestiamo il camping, ma una rovina del genere non ha davvero precedenti. Ma lo voglio sottolineare: i vigili del fuoco e i carabinieri di Grado, assieme al comandante La Notte, sono stati i primi ad arrivare. Hanno lavorato incessantemente e per questo li voglio ringraziare»
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