Il patto antinucleare di ecologisti e pacifisti
È un’area, l’Alpe Adria, che presenta la centrale obsoleta di Krsko, la base nucleare terrestre di Aviano e i due porti nucleari militari di transito di Trieste e Capodistria, in barba, questi ultimi due, al Trattato di pace del 1947 che prevedeva, per Trieste, la completa demilitarizzazione e neutralità: è quanto hanno sostenuto ieri pomeriggio a un dibattito che ha visto la partecipazione di Ican - che sta per International campaign to abolish nuclear weapons, rappresentata da Alfonso Navarra - l’attivista locale di Friday for Future Laura Zorzini, Alessandro Capuzzo del Comitato Dolci, e Aurelio Juri, ex sindaco di Capodistria ed ex europarlamentare, che ha ricordato come la Slovenia punti al raddoppio di Krsko. Capuzzo ha spiegato che «Trieste, insieme ad altri 11 porti nucleari militari italiani, rientra in quei “case studies” da affidare alla scuola di prevenzione dell’Agenzia atomica di Vienna, che ha sede a Trieste, all’Ictp». Ma si sono affrontate anche le problematiche relative all’uso civile del nucleare: «Il nucleare – ha sottolineato Navarra – non è assolutamente la soluzione ecologica ai problemi energetici e i nuovi movimenti ecologisti guidati dai giovani non devono lasciarsi trascinare in una direzione errata». «Per fugare ogni dubbio posso affermare che il nostro movimento – ha evidenziato Zorzini – è in netto disaccordo con l’utilizzo del nucleare, e penso di poter parlare per il movimento a livello nazionale».—
Riproduzione riservata © Il Piccolo








