«La legge voluta da mio padre resiste al logorio del tempo»

Lo scrittore Franco La Torre: «Da lui ho imparato soprattutto la coerenza e la caparbietà nel realizzare l’impossibile»

Franco La Torre è uno storico di formazione, scrittore e attivista politico, da sempre impegnato contro la mafia. Ha lavorato nella comunicazione e nella cooperazione internazionale. Al momento lavora nella società partecipata di Roma capitale, dove si occupa di pianificazione strategica.

Suo padre è stato il primo a trovare la chiave per colpire la mafia, puntando sul patrimonio: prima l’attività investigativa si limitava a contestare i reati penali. Perché la “Rognoni - La Torre” è importante?

A livello globale è riconosciuta da tutti i Paesi l’unicità della norma italiana, come uno dei strumenti più efficaci di contrasto. A 36 anni dall’approvazione, inoltre, la legge resiste al logorio del tempo. E si applica al di fuori dei confini tracciati dalle mafie storiche dove hanno avuto origine.

Si può migliorare?

La legislazione italiana, dopo il 1982, continua ad arricchirsi col lavoro delle direzioni distrettuali antimafia e così via. Oggi la mafia usa sempre meno la violenza fisica e sempre più quella intimidatoria: vanno aumentati gli strumenti di contrasto alla corruzione, e dotarsi di strumenti che perseguano i poteri oltre confine: il crimine organizzato non è monopolio italiano.

Qual è l’aspetto più odioso della mafia?

Aggredisce i beni comuni. Non solo risorse economiche ma anche diritti: a lavoro, salute, giustizia.

Qual è il più importante messaggio di suo padre? L’impossibile, se ci sono le condizioni e la volontà, è possibile. Mio padre è un figlio di contadini poveri che si laurea, nell’Italia monarchica e fascista. Diventa segretario regionale Cgil, cresce nel Pci, diventa stretto collaboratore di Berlinguer. Credo che le sue soddisfazioni se le sia tolte. Si è battuto per la riforma agraria e contro le installazioni missilistiche. E mai per tornaconto elettorale: ci ha insegnato soprattutto la coerenza. Identificare se stessi con le proprie battaglie è un vantaggio. Essendo responsabili si è liberi e viceversa. —

L.G.

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