La musica incontra la scienza con il tele-concerto alla Sissa

TRIESTE Spumeggiante. Aggettivo che calza a pennello sulla performance offerta ieri sera dall’ensemble internazionale che ha fatto vibrare le pareti pur capienti del Auditorium “Antonio Budinich” della Sissa e a cui hanno assistito 20 lettori della community "Noi Il Piccolo". Il concerto interattivo “Claire de... Jazz”, punta di diamante dei lavori che la Gmel - acronimo di Global Music Education League, che vede il conservatorio Tartini tra i fondatori - ha condotto a Trieste in questi giorni, è stato un successo d’insieme: un percorso partito da Debussy, il padre fondatore del ventesimo secolo musicale, fino ad approdare alla poliedricità del jazz. Il concerto, curato dal conservatorio Tartini, è stato inserito nel cartellone del Sissa Summer Festival Teatro e Scienza come evento satellite.
I componenti dell’ensemble sono giunti da varie parti del globo: gli statunitensi Jonathan Bumpus della Eastman School of music di Rochester, Nicholas Stahl del California institute of the arts e Andrew Velez, del College of visual and performing arts della George Mason University in West Virginia; gli italiani Camilla Collet e Simone Lanzi del Conservatorio "Tartini" di Trieste, Luca Mancini del Conservatorio "Rossini" di Pesaro. Passando per l'australiano Matthew Harris, del Sydney Conservatorium of music, e la britannica Olivia Murphy, del Royal Birmingham Conservatoire. E sono partiti forte i ragazzi, con Camilla Collet e la sua batteria, con Matthew Harris al pianoforte, che hanno creato un “tappeto” perfetto per l’esibizione dei loro colleghi, a detta del presidente del conservatorio triestino Lorenzo Capaldo, «tutti di altissimo livello».
Un cenno a parte merita Andrew Velez che con la sua tromba ha portato gli spettatori negli States degli anni ruggenti del jazz. Anche per presentare le potenzialità del software LoLa (è stata realizzata grazie anche a GARR), che sta per Low Latency, dopo dieci minuti dall’inizio del concerto, preannunciato da un videoclip silenzioso che dava risalto alle sole immagini della capitale austriaca, direttamente dal prestigioso Mdw di Vienna, è stato catapultato interattivamente sul palco il clarinettista Markus Werner Osztovics, il quale con precisione millimetrica ha interagito immediatamente con l’ensemble in sala. E il pubblico ha apprezzato dimostrandolo con applausi a scena aperta. Quindi da remoto il musicista viennese è stato messo nelle condizioni di suonare come se fosse sul palco di via Bonomea. Un successo dovuto, come spiegato sempre da Capaldo, alla caratteristica del software "made in Trieste", «perchè LoLa non permette la dispersione del suono, a differenza di altre piattaforme di collegamento che non avrebbero potuto garantire la stessa qualità».
Software che come anticipato dal presidente del Tartini «sta suscitando una grande interesse e per il quale abbiamo raggiunto accordi con Washington e Cleveland. Parliamo di posti dove il crowdfunding funziona». L'esibizione è proseguita senza una scaletta come si confà a un concerto jazz. Il concerto ha rappresentato il primo di una serie di impegni del Tartini in direzione di Esof 2020. «Il linguaggio musicale e quello scientifico hanno parecchi punti in comune - evidenzia Stefano Ruffo, direttore della Sissa -. Chiudo con una notizia ancora fresca: la Sissa è stata eletta primo istituto italiano per reclutamento, un premio che ci inorgoglisce». —
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