Riccardi: «Se fosse stato ascoltato Fasola oggi saremmo più avanti»

Per prima cosa Riccardo Riccardi ha ringraziato «tutti gli operatori della sanità», indistintamente, «per il grande lavoro svolto: credo non sia stato facile, anche se il 2020 sarà ancor più complicato perché si alza l’asticella». «Il sistema della sanità in Regione – sempre il vicegovernatore – tiene. Ha punti di forza, ma anche di debolezza». Per esempio, nei percorsi materno-infantile, la copertura vaccinale (maglia nera alla profilassi per morbillo, parotite, rosolia) o, in quelli oncologici, la dispersione. E ancora il tema dei costi elevati, dettati dalla frammentazione dei presidi. A livello regionale i tempi di attesa per il 118 si sono accorciati dal 2018 al 2019 di un minuto, ma si può fare di più. Come, in campo della prevenzione, il numero delle aziende ispezionate dalla Medicina del lavoro, secondo il report illustrato dalla dottoressa Maria Teresa Padovan, «non risulta ottimale». Dunque per Riccardi «vanno eseguiti degli sforzi per correggere le indicazioni che emergono dai numeri», ma nello stesso tempo «bisogna avere l’orgoglio di raccontare le storie positive della nostra sanità, poiché il sistema è messo alla prova ogni giorno». «È vero che la sanità non può essere considerata solo un costo – ha aggiunto –, ma chi ha occhio vede che i costi relativi alle aziende più piccole sono quelli più grandi. Non si tratta di tagliare risorse, ma di ottimizzarle». Sempre per Riccardi «bisogna poi investire sulle degenze intermedie», affrontare pertanto una «sfida culturale e organizzativa». Ma – stoccata al centrosinistra – «la politica deve avere il coraggio di raccontare le cose come stanno» e «se si fosse ascoltato, 25 anni fa, Fasola, oggi saremmo un po’ più avanti». «Insomma – ha terminato –, vanno eliminati sovrapposizioni e specchi».

Così invece Anna Cisint: «Le soluzioni adottate al Pronto soccorso sono vincenti, confermate dalla riduzione dei tempi di attesa per codici bianchi e verdi. L’ambito materno-infantile è un’eccellenza, con servizi di qualità. Nonostante ciò c’è tanto da fare». Il sindaco ha sottolineato il dato riferito ieri sempre da Padovan sulla maggiore incidenza di tumori, in Fvg rispetto al resto d’Italia, e negli ospedali di Gorizia e Trieste rispetto agli altri nosocomi. «Il numero altissimo di tumori – così Anna Cisint – non si deve solo allo stile di vita o all’inquinamento, ma al fatto che qui c’è una problematica che conosciamo molto bene». Quanto alla riorganizzazione «la strada è quella giusta». La prima cittadina ha rimarcato l’importanza della giornata della trasparenza di ieri, «perché l’analisi dei dati è fondamentale per i controlli». Cisint, a margine, ha apprezzato la riorganizzazione del Pronto soccorso e l’impostazione di «centro di riferimento per le cure pneumologiche, con l’arrivo del primo fisioterapista, e delle cure palliative», ma per Ortopedia, «ci vuole il primario». «In passato – ha concluso – è stato fatto il grave errore di metterci con Latisana, ma oggi, con Trieste, si danno risposte ai cittadini, senza più ospedali di serie A e B». –

Ti. Ca.

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