Migranti nel Porto Vecchio di Trieste, sgombero anche al Magazzino 118
Intervento della Questura nella struttura dove si erano accampati diversi profughi: «C’è il rischio di crolli». Ingresso murato. L’Ics: «Lasciati là, senza accoglienza»

Rischio crolli, dice la Questura. Non si potevano dunque attendere altri giorni per liberare anche l’Edificio 118 del Porto Vecchio dove in queste settimane avevano trovato riparo i migranti. Circa una ventina, secondo la Polizia (una cinquantina stando invece all’Ics) che giovedì mattina è intervenuta per far uscire le persone e consentire a una ditta specializzata di chiudere gli ingressi della palazzina. E sigillarli.
Sul posto una decina di agenti, stavolta però senza il supporto dell’apparato che in genere viene impiegato per gestire questo genere di attività: cioè le altre forze dell’ordine, il personale sanitario, la Caritas, la Protezione civile, l’Unhcr e l’Ufficio immigrazione della Questura. Non è stata chiesta la loro presenza perché l’intervento si è limitato, appunto, allo sgombero. Nessuna identificazione, tanto meno trasferimenti.
L’operazione di giovedì ha fatto seguito allo sgombero dei Magazzini 7 e 10, anche quelli fatiscenti, avvenuto una settimana fa, all’altezza del Molo III in piena area cantiere. In quell’occasione erano stati spostati 95 profughi, destinati alle strutture di accoglienza collocate in altre zone dell’Italia.
Ma quel giorno – era la mattina di giovedì 29 gennaio – circa un altro centinaio di persone era rimasto in Porto Vecchio perché non c’era più posto a bordo dei pullman. Ed era tornato così a popolare gli edifici circostanti non ancora sbarrati. Tra cui, appunto, il 118: l’ex sede della direzione portuale dove in futuro troverà spazio la giunta regionale.
Un’operazione di basso profilo quella portata a termine dalla Polizia perché non prevedeva particolari procedure rispetto al semplice sgombero di chi occupava il magazzino, cioè quelle propedeutiche ai trasferimenti.
Va da sé che le persone, poco dopo, hanno cercato riparo nei luoghi in qualche modo ancora accessibili del Porto Vecchio: altri hangar, insomma, per quanto pericolanti.

Il problema umanitario (e politico) dei migranti in Porto Vecchio è destinato quindi a riproporsi. Non a caso l’Ics è intervenuto con un duro comunicato stampa, come peraltro aveva fatto nei precedenti interventi coordinati dalla Prefettura. «Le persone presenti, una cinquantina circa, sono state fatte uscire con i propri averi prima della muratura dell’ingresso, che ha reso inaccessibile l’edificio», si legge nella nota della onlus.
«A differenza di quanto avvenuto in precedenti sgomberi, tuttavia, non è stato predisposto alcun trasferimento né è stata attivata alcuna forma di presa in carico da parte delle autorità competenti. I richiedenti asilo non sono stati identificati, né indirizzati verso strutture di accoglienza o servizi. Dopo l’uscita forzata dall’Edificio 118, si sono semplicemente spostati nell’edificio di fronte, il Magazzino 6, riproducendo così – a poche decine di metri di distanza – la stessa situazione di abbandono che le istituzioni dovrebbero risolvere».
«Appare evidente – viene aggiunto – l’assenza di qualsiasi piano volto a risolvere le carenze strutturali del sistema di prima accoglienza sul territorio cittadino. Emerge con chiarezza una strategia che mira a rimuovere la presenza di persone dai magazzini, spingendole ad allontanarsi e tentando progressivamente di chiudere uno dopo l’altro i luoghi di riparo che esse riescono a trovare. Ma quando l’ultimo magazzino sarà stato sgomberato e sigillato, cosa succederà? Le autorità non sembrano porsi il problema, quel che è certo è che i richiedenti asilo abbandonati non spariranno nel nulla».
Riproduzione riservata © Il Piccolo









