Una Fondazione tra Università, parte la sfida

Al via la raccolta di dati e ipotesi progettuali ma non mancano le perplessità La Rosolen: «L’autonomia non si tocca, vogliamo solo migliorare l’offerta»

di
ROBERTA GIANI


TRIESTE
«Ho lanciato l’idea di una Fondazione tra le Università di Trieste e Udine e la Sissa perché sono convinta che una regia comune sia indispensabile per salvaguardare e migliorare l’offerta formativa globale del Friuli Venezia Giulia. Ma non esiste uno strumento giuridico precostituito, men che meno un progetto definito». Alessia Rosolen, assessore regionale con delega all’Università, esclude forzature o diktat.


Al contempo, però, non molla: l’idea di una Fondazione anzi, meglio, di un «soggetto terzo» che metta in rete il sistema universitario, combattendo doppioni o dispersioni di risorse e inseguendo l’eccellenza, va studiata. Approfondita. Perseguita.


AL LAVORO
La sfida è assai complessa: dubbi, perplessità, resistenze e timori non mancano. A Udine, innanzitutto, ma non solo. Ma quella sfida è ormai entrata nel vivo: gli uffici regionali stanno già lavorando all’ipotesi. Certo, come ribadisce Rosolen, «non esiste un business plan». Esiste, però, una raccolta in corso di dati, informazioni, proposte, valutazioni.

Ed esiste anche un gruppo di lavoro che già unisce i funzionari della Regione e i delegati delle Università: quel gruppo, precisa l’assessore, non si occupa dell’«ipotesi Fondazione» bensì del fondo globale che dovrebbe accorpare le risorse regionali destinate alle Università di Trieste e Udine e ai due conservatori, nel rispetto di una decisione assunta già nella passata legislatura. «Ma quel gruppo - fanno notare nel mondo accademico - sta raccogliendo, per la prima volta, numerosi dati sull’offerta universitaria complessiva. E i dati, si sa, sono la precondizione per qualsiasi progetto».


GLI OSTACOLI
Eppure, nonostante il lavoro in atto a livello regionale, l’esito della sfida non è scontato. Gli ostacoli sono molteplici e Rosolen ne ha già avuto più di un assaggio. Quando ha ipotizzato per la prima volta una Fondazione tra le Università del Friuli Venezia Giulia, ad esempio, ha registrato le aperture del rettore Francesco Peroni e del direttore della Sissa Stefano Fantoni, ma ha dovuto vedersela con le «barricate» di Udine. Dagli autonomisti ai leghisti, passando per il mondo accademico, c’è stato uno sbarramento: «No a una Fondazione che consegnerebbe l’Università friulana nelle mani dei politici regionali ossia di Trieste» hanno sintetizzato, ancora in estate, un gruppo di friulanisti e friulani di spicco, dichiarandosi pronti a scendere in piazza.


L’ITER
Rosolen, però, respinge le accuse. E difende la sua idea: «Le Università di Trieste e Udine sono due risorse preziosissime. Ma, in un Friuli Venezia Giulia piccolo e sempre più vecchio, con i finanziamenti nazionali in calo, o le due Università riescono a fare sistema o rischiano la perdita di attrattività e il declino». Da qui l’idea della Fondazione, appunto. Fondazione di servizio: «Ma, lo ripeto, non sono innamorata di questo strumento giuridico che Romano Prodi, per primo, ipotizzò. Sono invece convinta della necessità di un soggetto terzo che non intacchi minimamente l’autonomia delle Università ma le aiuti a inseguire l’eccellenza dell’offerta formativa complessiva. Come? Attraverso una regia comune che, sinora, non c’è stata». Gli esempi, sul territorio, non mancano e vanno dai doppioni di corsi e facoltà di laurea sino alle due mense universitarie di Gorizia.


I PARTNER
Nel nuovo soggetto - che dovrebbe anche raccogliere fondi aggiuntivi - potrebbero entrare la Regione, i consorzi universitari, i conservatori, le associazioni degli imprenditori... «Ma, insisto, non c’è niente di definito. L’unica cosa certa - continua Rosolen - è che la Regione non ha mai pensato di imporre qualcosa alle due Università. Si è semplicemente messa a disposizione, avanzando una proposta, invitando gli atenei al confronto. Strada su cui intendo proseguire».


I RETTORI
Le reazioni? Ufficialmente, negli ambienti accademici, prevale grande prudenza sulla Fondazione. Il rettore di Trieste fa capire che una sinergia è più che auspicabile: «Ma, da giurista, non mi attacco a uno specifico strumento giuridico in quanto so bene che le norme non sono fini, ma mezzi utili a organizzare al meglio un sistema. Guardo all’obiettivo: noi - afferma Peroni - dobbiamo tutelare la qualità del sistema universitario regionale e di quello che può offrire ai giovani, tanto più in un momento di grave difficoltà finanziaria, organizzando al meglio le risorse dei tre atenei». Il rettore di Udine, a sua volta, non chiude porte: «L’ipotesi di una Fondazione va studiata e approfondita nei suoi piani di sviluppo e nei suoi obiettivi di risultato. Procedure e modalità operative, dunque, devono essere molto chiare. Quello che conta, in particolare, è definire l’impatto dei finanziamenti per i due atenei, finanziamenti che devono naturalmente ampliarsi».


LO STUDIO
E il tam tam che vuole Udine assolutamente ostile? Compagno non ci sta: «Né preclusioni né pregiudizi. E nemmeno posizioni attendiste. Ci siamo già messi al lavoro per approfondire il tema e capire vantaggi e svantaggi. Ho dato formale incarico al nucleo di valutazione dell’Università di Udine di studiare l’ipotesi Fondazione, e il nucleo stesso riferirà l’esito dell’approfondimento nel prossimo Senato accademico, a metà ottobre».


(ha collaborato Marco Ballico)

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