Trieste, riappaiono i vecchi binari. E il trenino scalda i motori

TRIESTE «Domani sarà completata la rimozione dell’asfalto che ostruisce i binari» rivela il commissario dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino. E il sindaco Roberto Cosolini annuncia che entro una quindicina di giorni il treno del Porto vecchio - con il percorso che parte dal Molo Quarto, ma già allungato alla Centrale idrodinamica - sarà funzionante. Non solo: «Sarà fruibile anche dai disabili e potranno essere caricate a bordo anche le biciclette».
È il primo step di un progetto che dovrebbe rivoluzionare parte della mobilità cittadina, ma anche aggiungere al patrimonio cittadino un’ulteriore attrattiva turistica. Già dal primo ottobre infatti, e quindi alcuni giorni prima della Barcolana, il treno arriverà fino alle società nautiche di Barcola creando un comodo collegamento anche per le passeggiate autunnali, ma facendo presagire quello che l’anno prossimo sarà un collegamento supplementare per andare al mare.

L’obiettivo finale è creare una coincidenza con il tram di Opicina allungato da piazza Oberdan fino alle Rive, mettendo direttamente in comunicazione il Carso, il centrocittà e la più caratteristica riviera cittadina.
In questi mesi, intanto, prendendo il trenino si potranno ammirare la Centrale idrodinamica e la Sottostazione elettrica, visitare la mostra sulle navi del Lloyd, partecipare a convegni ed eventi al Magazzino 26. Il locomotore e le carrozze già luccicano quasi ansiosi di incominciare una nuova vita.
Alcuni particolari tecnici sono stati recentemente forniti da Leandro Steffé del Museo ferroviario di Trieste: «Si tratta di locomotori diesel, di potenza compresa tra i 200 e i 300 hp costruiti tra la fine degli Anni Cinquanta e l’inizio degli Anni Sessanta e utilizzati per le manovre all’interno dello scalo dapprima dall’Ente porto e poi dall’Autorità portuale o da Adriafer fino agli Anni Novanta. Di stazzatura piuttosto ridotta e adatti soprattutto alla manovre, sono perfettamente funzionanti».
La Antonio Badoni di Lecco è stata una tra le principali società italiane di costruzioni di locomotive da manovra, di carpenterie metalliche e veicoli speciali per il trasporto. Gli anni Settanta del secolo scorso hanno segnato l’inizio del decadimento dell’azienda e nel 1993, dopo aver completato la consegna dell’ultima serie di locomotive da manovra 255, il Tribunale di Lecco ne ha decretato il fallimento.
«Le due carrozze invece - spiega ancora Steffé - sono quelle del tipo “Schlieren” (costruite in Svizzera) entrate in servizio attorno al 1960 sui convogli regionali austriaci. Sono quelle di prima classe, con il piano ribassato e quindi di accessibilità estremamente facile. Ognuna può portare cinquanta passeggeri. Fino agli anni Novanta sono state utilizzate da un operatore austriaco privato per svolgere un servizio di tipo turistico e più volte hanno fatto parte di treni speciali che sono arrivati anche a Trieste»
Del nuovo e annunciato Museo del mare del Porto vecchio entrerà a far parte anche l’Ursus, lo storico pontone galleggiante, al quale sembrano destinati oltre 5 dei 50 milioni che lo Stato ha recentemente destinato all’antico scalo triestino.
«Un’operazione indispensabile - afferma il commissario D’Agostino - anche perché l’Ursus dovrà divenire una sorta di icona del Porto vecchio di Trieste immediatamente riconoscibile sui mercati internazionali nell’ambito della ricerca di investitori».
Lo stesso D’Agostino si dice disponibile a vagliare possibili finanziamenti per il trasporto a Trieste del sommergibile Fecia di Cossato o di altre unità storiche «a patto che vengano collocate in area demaniale», cioé in mare oppure entro quella fascia di 10-15 metri di larghezza che non passa al Comune.
Ma il commissario afferma anche di ritenere l’Adriaterminal «un approdo ideale per le navi da crociera e non solo per quelle più piccole. Stiamo completando uno studio per verificare questa possibilità - specifica - ma che include in particolare anche la verifica di una disponibilità di questo tipo da parte di alcune compagnie crocieristiche». Chiaro che un altro tassello fondamentale per il Porto vecchio, dal punto di vista dell’Authority è il porto per megayacht con servizi annessi previsto da Fincantieri.
«Le prime indicazioni fornite dall’advisor Ernst&Young - commenta D’Agostino - sono sembrate estremamente interessante soprattutto perché recuperano parte degli studi precedenti e perché sin dal primo momento hanno coinvolto gli stakeholder più importanti, comprese le principali aziende presenti sul territorio. Chiaro che alla fine dovranno essere fatte delle scelte che porteranno all’abbandono di alcune opzioni».
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