Il porto fa gola ai colossi asiatici: cordata indiana pronta a investire

TRIESTE Non solo cinesi e ungheresi. A mettere gli occhi sul porto di Trieste sono ora anche imprenditori indiani e indonesiani. Un interesse più che concreto, il loro, come testimoniano i contatti già avviati con l’Autorità portuale.
A voler sbarcare in città - secondo i bene informati sia con investimenti immobiliari in Porto vecchio sia con attività di tipo industriale che potrebbero beneficiare del regime di Porto franco -, sono nel dettaglio alcuni investitori asiatici con garanti inseriti in società lombarde ed emiliane.
Le stesse che, per ora, mantengono il più stretto riserbo sull’identità dei loro clienti per non “bruciarli” e rischiare così di complicare le trattative.
Trattative però, come detto, già iniziate e accompagnate un po’ a sorpresa da un’iniziativa parallela, una sorta di “operazione simpatia” per avvicinarsi alla città e iniziare a farsi conoscere: la creazione di una squadra di cricket, sport nazionale in India e nei Paesi vicini.
Proprio a margine della presentazione del team di “Trieste United” (che tra un mese debutterà nel campionato di categoria) è emersa l’esistenza della misteriosa cordata asiatica pronta a investire in città, specie nel business del Porto vecchio.
A farne parte, secondo quanto filtra al momento, sarebbero società che lavorano nel settore immobiliare, logistico e industriale (dalla componentistica ai materiali da costruzione) che vedono ai piani alti imprenditori indiani insieme a indonesiani e alcuni cinesi. Uomini d’affari comunque, si apprende da fonti vicine all’Autorità portuale, del tutto slegati rispetto agli indonesiani della Java Biocolloid, leader nella produzione del polisaccaride agar-agar, che da settembre dovrebbero iniziare la lavorazione degli estratti di alghe rosse in un capannone nel Canale navigabile.
A rappresentare in questa fase gli interessi degli investitori della penisola asiatica è una società emiliana, la Phoenix, che fa parte della Rossi Group, una holding dalla storia più che centenaria, fondata a Piacenza nel 1866 e attiva nel settore dell’importazione, il cui core business, come si legge nel sito della holding emiliana, è proprio l’avvio e lo sviluppo di nuove aziende. Proprio Giovanni Rossi, amministratore delegato della Phoenix, è attualmente vicepresidente della squadra triestina di cricket.
A confermare l’attenzione da parte di industriali indiani e indonesiani, come detto, è proprio la Torre del Lloyd. «Sì, ci sono investitori asiatici alla porta - spiega Antonio Gurrieri, dirigente responsabile della Direzione amministrazione e Finanza del Porto -, anche se la trattativa è alle battute iniziali. Per questo parlarne troppo rischierebbe di compromettere gli interessi del gruppo. Per intenderci, comunque, la trattativa non è avanzata come quella avviata con altri gruppi (cinesi e ungheresi). Come porto, però, noi siamo aperti ad ascoltare chiunque voglia venire qui a Trieste ad investire». Cauto anche il presidente dell’Authority Zeno D’Agostino. «In questo periodo sono in molti ad averci contattato - afferma -, compresi alcuni investitori indonesiani. Negli ultimi mesi il porto di Trieste fa gola a molti».
Diplomatico infine Roberto Dipiazza che, a domanda precisa, preferisce non rispondere, limitandosi ad un ermetico «di queste cose meglio parlare nelle sedi opportune» e lasciando però intuire l’esistenza di una trattativa potenzialmente molto interessante e, proprio per questo, da “maneggiare con cura”. —
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